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SOMMERSI DAI DEBITI

“Roma, 10 marzo 2008. Il 70,3% dei ragazzi che frequentano le scuole superiori hanno riportato una o più insufficienze al termine del I quadrimestre 2008: in media ogni ragazzo ha riportato insufficienze in quattro materie.
Questi sono alcuni dei dati rilevati da un’ apposita indagine campionaria, condotta in questi giorni dall’Ufficio studi del Ministero sul 40% delle scuole.“
(da un comunicato del Ministero della Pubblica Istruzione)

Sommersi dai debiti formativi: questa è la situazione catastrofica in cui versano gli studenti della scuola media superiore italiana (anche se gli studenti, come si può leggere qui -> http://retedeglistudenti.it:8080/rds/contenuti-home-page/insufficienze-nelle-verifiche-intermedie-chiarimenti-e-consigli, danno un'interpretazione più pacata e "non emotiva" a questo dato).

La decisione del Ministro Fioroni di non consentire più la promozione, a partire da questo anno scolastico, a chi presenta più di un debito formativo, - decisione che non sappiamo se sarà confermata dal prossimo inquilino di Viale Trastevere - è stata l’occasione per portare alla luce in modo drastico una situazione di insufficienza generalizzata ed accumulata negli ultimi anni.

Le cause di questo tracollo vengono identificate, dai diversi attori del sistema scolastico e dai commentatori esterni, nei modi più svariati: la più condivisa è quella che individua nel lassismo, nel lassez-faire diffuso, nella scarsa propensione dei giovani all’impegno ed alla fatica un inevitabile abbassamento del valore attribuito alla scuola ed allo studio.

Peccato che questo tipo di analisi non si spinga a dire che è quasi un miracolo che il sistema scuola in qualche modo funzioni ancora, immerso e assediato da modelli sociali che propugnano il successo senza fatica ed il disprezzo della cultura, nonché l’umiliazione del ruolo sociale del docente – un “perdente” per definizione, in mezzo allo scintillio delle professioni nuove e dorate che non richiedono altro sforzo che un sapiente uso della propria immagine.

La scuola è anche diventata, nel pensiero di molte famiglie, un passaggio inevitabile, un’incombenza necessaria ma quasi fastidiosa: e la scuola superiore contribuisce spesso al diffondersi di questa idea offrendo di sé una immagine da supermarket, dove l’offerta formativa è basata su cose liete e piacevoli (lo sport, alcune finzioni parauniversitarie), minimizzando le materie tradizionali e spingendosi quasi a garantire il diritto al “successo educativo”, nuovo triste slogan che strizza l’occhio a valori fasulli ma assai popolari (lo si ritrova, ahimè, anche nel programma elettorale del Partito Democratico).

I licei dunque scoppiano, grazie a queste offerte scintillanti, con genitori che si lamentano sempre più spesso della “difficoltà” di quel che resta da studiare davvero, mentre i professionali raccolgono chi – nella mentalità comune – è già destinato all’”insuccesso educativo”.

L'ex Ministro Fioroni, nella ormai celebre O.M. 92, era sicuramente mosso da buone intenzioni quando prevedeva che fosse la stessa scuola pubblica a fornire agli studenti gli strumenti per recuperare i debiti, e indicava in modo assai prescrittivo (in termini di ore erogate e di partecipazioni) le modalità di svolgimento dei corsi di recupero.

Purtroppo, come a volte accade, uno sforzo fatto a metà può risultare più dannoso che non intraprendere nemmeno l’opera.

Forse neppure Fioroni immaginava la reale dimensione del “disastro debiti”, e non si aspettava dunque che lo sforzo immaginato per risolvere il problema (in termini di risorse finanziarie ed umane) si rivelasse drammaticamente insufficiente, mobilitando inoltre un’ampia marea di risentimento e frustrazione da parte dei docenti, chiamati di nuovo velocemente a “mettere una toppa”.

Probabilmente, colta la dimensione del problema, e la sua annosa origine sarebbe stato più opportuno diluire anche la sua soluzione: ma Fioroni è caratterialmente un decisionista, e forse non ha voluto dare l’idea di “fare un passo indietro” su una scelta che riteneva (non a torto) caratterizzante in modo positivo.
(Vedremo se ora, dopo le elezioni, il nuovo Ministro confermerà questo percorso).

Così, di fronte a stanziamenti e corsi che si riveleranno insufficienti rispetto alle previste necessità di recupero (e a fronte anche del già citato ostruzionismo passivo di molti docenti), accadrà proprio quel che Fioroni intendeva in buona fede evitare: un massiccio ricorso alle lezioni private da parte delle famiglie, oscuro mondo collaterale di lavoro nero ed evasione fiscale.

Ma non tutte: le molte famiglie già prostrate dalla crisi economica e dall’ansia da “quarta settimana” dovranno accontentarsi di quel che passa il convento del ministro, non potendo aggiungere alle proprie difficoltà economiche anche l’onere del recupero per vie private.

Creando così, senza volerlo, un ulteriore elemento di discriminazione “classista”, per utilizzare un termine ormai desueto ma purtroppo ancora reale.

In un paese in cui il fenomeno dell’abbandono scolastico assume dimensioni sempre più ampie e preoccupanti, e l’OCSE stigmatizza il bassissimo livello di istruzione dei nostri quindicenni rispetto alla media dei 57 paesi presi in esame (l’Italia si colloca tra il 32° ed il 38° posto a seconda delle discipline), un ripensamento complessivo del ruolo della scuola si impone con sempre maggiore urgenza.


A cura della redazione di Genitori e Scuola
Maggio 2008