A CONFRONTO I DATI SULLA DISPARITÀ NELL’ISTRUZIONE NEI PAESI INDUSTRIALIZZATI
Un nuovo rapporto documenta l’esistenza di enormi disparità nei risultati dell’istruzione nelle nazioni industrializzate

Firenze, 25 novembre – Un nuovo rapporto dell’UNICEF presenta la prima volta i dati comparati sull’efficacia dell’istruzione nelle nazioni ricche e industrializzate.
Il Centro di Ricerca Innocenti dell’UNICEF ha presentato nuovi dati statistici comparati (a livello internazionale) per fornire una panoramica sull’efficacia dei sistemi scolastici di ogni paese. Il rapporto mette a confronto i dati di cinque test sull’apprendimento della lettura, della matematica e delle scienze. I dati sono stati elaborati sulla base di due indagini internazionali ad ampio raggio intitolate “Programma di valutazione internazionale degli studenti” (“P.I.S.A.”) e “Tendenze internazionali nello studio della matematica e delle scienze” (“T.I.M.S.S.”). La Corea e il Giappone risultano essere i primi della classe, mentre il Portogallo, la Grecia, l’Italia e la Spagna si classificano agli ultimi posti.
Il rapporto dimostra che in alcuni paesi OCSE i risultati dell’istruzione è nettamente migliore che in altri. In Canada, Corea o Finlandia, uno studente ha più possibilità di ricevere un’istruzione di buon livello e di completare gli studi rispetto ad un bambino nato in Danimarca, Germania, Grecia, Ungheria o negli Stati Uniti.
In termini concreti, la percentuale di quindicenni che “non hanno acquisito nella lettura capacità di base” varia da meno del 7 per cento in Corea e Finlandia a più del 20 per cento in Germania, Grecia, Portogallo, Svizzera e Ungheria. La percentuale di studenti ritenuti “privi delle nozioni di base in matematica” varia da meno del 10 per cento in Corea e Giappone ad un sorprendente 45 per cento e oltre in Grecia, Italia, Portogallo e Spagna. Quando questi bambini cresceranno, gli effetti della loro inadeguata istruzione appariranno con chiarezza. Che sia per cercare un lavoro, o per somministrare le medicine da dare ai figli in base alle istruzioni scritte sulla confezione, essi si troveranno in grave difficoltà.
Lo studio dell’UNICEF è incentrato sulla disparità nell’apprendimento. Alla domanda “in che misura gli studenti meno istruiti rimangono indietro?”, il rapporto cerca di fornire una risposta, proponendo un punto di vista originale incentrato sull’efficacia dell’istruzione. Viene presentata una comparazione alternativa, secondo cui i paesi vengono classificati in base al divario esistente tra gli studenti con basso profitto scolastico e la media. In altre parole, viene valutato il grado di disparità tra gli scolari di una nazione. I paesi che risultano primi in classifica, come il Canada, la Finlandia, il Portogallo e la Spagna, sono quelli che registrano una minore disparità; questi paesi sono maggiormente impegnati a far sì che gli studenti che hanno minore profitto non rimangano troppo indietro. Invece, i paesi in fondo alla classifica, come il Belgio, la Germania, la Nuova Zelanda e gli Stati Uniti, registrano un divario molto ampio.
In generale, però, il rapporto giunge alla conclusione che nessun paese può considerare il proprio sistema di istruzione totalmente soddisfacente. Esistono grandi disparità nel profitto scolastico tra gli studenti di tutte le nazioni ricche. Infatti, le valutazioni mostrano come il divario tra i risultati dell’apprendimento degli studenti di uno stesso anno scolastico possa essere talmente ampio che alcuni bambini sembrano essere rimasti molti anni indietro rispetto ai loro compagni di classe. Anche nei paesi con i risultati migliori, come la Finlandia, gli scolari quattordicenni che hanno un basso rendimento in matematica sono circa 3,5 anni indietro rispetto alla media dei loro coetanei. In Belgio, Germania e Nuova Zelanda, gli scolari meno preparati sono addirittura circa cinque anni indietro.
In alcuni paesi, i bambini di famiglie di immigrati sono particolarmente svantaggiati sul piano del rendimento scolastico, anche tre volte di più degli altri scolari. Questo avviene in Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia e Germania. Invece, l’Australia e il Canada, due paesi che hanno elevate percentuali di bambini di famiglie immigrate, ottengono risultati nettamente migliori. In Australia e Canada i bambini non nati nel paese e quelli di prima generazione hanno solo lievi probabilità in più di conseguire risultati insufficienti nell’apprendimento della lettura rispetto agli altri bambini. Questo dato evidenzia che tutti i paesi industrializzati devono fare ancora molto per assicurare alle minoranze un sostegno maggiore. Tuttavia, lo studio non confermano l’idea comunemente diffusa che i paesi con elevate percentuali di bambini immigrati ottengano risultati peggiori rispetto agli altri bambini. I dati del rapporto provano che la quota di bambini immigrati e di prima generazione di un paese non influenza la sua posizione nella classifica.
Tra i motivi di disparità tra i paesi nei risultati dell’istruzione, il rapporto prende in esame la distribuzione delle risorse. Dai dati non emerge una relazione diretta tra la spesa nazionale per alunno e una buona posizione nella classifica comparata dell’istruzione. Ad esempio, la Corea, che si trova ai vertici della classifica, spende approssimativamente lo stesso importo per alunno della Grecia, che è tra gli ultimi paesi. Parimenti, non esiste una relazione diretta tra il numero medio di alunni per insegnante e i risultati delle valutazioni del profitto scolastico di un paese.
Esiste invece una decisa relazione tra il profitto scolastico e la professione, il grado d’istruzione e la posizione economica dei genitori, indipendentemente dal paese in cui vivono. Per esempio, i bambini irlandesi i cui genitori svolgono professioni ad alto reddito, hanno il 90 per cento di possibilità di arrivare ad un grado di istruzione superiore. Mentre le possibilità dei bambini i cui genitori svolgono professioni manuali non qualificate sono solo il 13 per cento.

Comunque, anche se la posizione delle famiglie è un fattore importante in tutti i paesi dell’OCSE, il grado in cui tale fattore influenza il risultato scolastico dei bambini varia notevolmente da paese a paese. Mentre in Germania o in Messico, i bambini di madri meno istruite hanno tre o quattro volte maggiori probabilità di conseguire scarsi risultati nell’apprendimento della lettura, invece in Finlandia, Irlanda, Islanda, Norvegia, Polonia e Svezia i bambini di madri meno istruite hanno solo una probabilità e mezzo in più di avere bassi voti a scuola rispetto agli altri.
Appare inaccettabile - afferma il rapporto- questa forte influenza della posizione sociale ed economica della famiglia sul rendimento scolastico del bambino.
Pur arrivando alla conclusione che in alcuni paesi le scuole stanno dimostrando maggiore impegno nel combattere la disuguaglianza sociale, il rapporto sottolinea anche il fatto che la disparità inizia molto presto, prima ancora che il bambino a cinque o sei anni sia inserito nel sistema dell’istruzione formale.
L’UNICEF propone perciò che l’impegno per ridurre il divario inizi già dalla scuola materna. La frequenza alla scuola materna nei due anni che precedono la scuola primaria è oggi una realtà per molti bambini che crescono nei paesi dell’OCSE. E’ inoltre probabile che una scuola materna di elevata qualità avrà un ruolo sempre più importante nel ridurre le disparità nell’istruzione e l’esclusione sociale. Già oggi molti genitori ricorrono a strutture già esistenti di buon livello, che spesso sono private; estendere i vantaggi a tutti i bambini richiederà notevoli investimenti pubblici.
I governi di tutti i paesi dell’OCSE affermano di difendere il principio delle pari opportunità e di voler consentire a ogni bambino di sviluppare appieno le proprie possibilità. Ma come mostra questo rapporto, quest’ideale è ancora lontano.