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L'evoluzione della scolarizzazione
( a cura di Giovanna Grenga e Rosanna Bocchieri)
In sintesi, le principali tappe dell'intervento dello Stato sul
problema della scolarizzazione sono le seguenti:
1965 - Prima Convenzione Ministero P.I. - O.N. con le scopo di istituire
scuole speciali per bambini zingari e nomadi, dette Lacio Drom (Buon Viaggio).
1976 - il Ministro della P.I. autorizza, con ulteriore Convenzione, il
funzionamento di 60 classi elementari per alunni nomadi e zingari in età
d'obbligo, pur ritenendo opportuno e necessario il loro inserimento nelle classi
comuni.
1982 - Una nuova Convenzione tra Ministero della Pubblica Istruzione e
Opera Nomadi stabilisce che i fanciulli zingari e nomadi in età d'obbligo
scolastico vengano inseriti in classi comuni e prevede l'utilizzazione degli
insegnanti di sostegno al fine di agevolare l'inserimento scolastico degli
alunni zingari in difficoltà. Le insegnanti Lacio Drom sono nel frattempo
divenute un ruolo ad esaurimento.
Legge 970/70 - Art. 9 - Il personale docente specializzato di tutti gli
ordini di scuola può essere assegnato a scuole normali per interventi
individualizzati di natura integrativa in favore della generalità degli alunni
e in particolare di quelli che presentino specifiche difficoltà di
apprendimento.
Legge 517/77- Art. 2 - Ferma restando l'unità di ciascuna classe, al
fine di agevolare l'attuazione del diritto alle studio e la promozione della
piena formazione della personalità degli alunni, la programmazione educativa
può comprendere attività didattiche integrative organizzate per gruppi di
alunni della stessa classe oppure di classi diverse anche allo scopo di
realizzare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli
alunni.
Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione. Risoluzione 1548 del
14/4/1981. Ci si rende conto man mano che occorre diversificare e arricchire
gli interventi, sotto I' aspetto quantitativo e qualitativo.
Il Cnpi ritiene che sia doverosa, per raggiungere la piena scolarizzazione
dei bambini zingari, secondo un piano preciso, la formazione degli insegnanti,
da attuarsi anche attraverso fondi speciali agli Irrsae delle regioni in cui si
prevede un maggior fabbisogno di personale specializzato nell'accoglienza ai
bambini rom e alle loro famiglie.
Occorre inoltre:
- trovare per il personale specializzato di cui al punto precedente, una
sistemazione incentivante, che permetta ad esso di dedicarsi in maniera non
precaria al servizio specifico;
- predisporre misure atte a promuovere la formazione di personale docente in
seno alla stessa comunità rom, in quanto più idoneo a contribuire alla
salvaguardia del retaggio culturale e dell'identità etnica della comunità.
Legge 270/82 - Art.14 - Possono essere assegnate alle scuole, con
modalità da definirsi mediante apposita ordinanza del Ministero della Pubblica
Istruzione, sentito il parere del Cnpi, unità di personale, con particolare
riferimento alle attività di sostegno, recupero e integrazione degli alunni in
situazione di handicap o di quelli che presentino specifiche difficoltà di
apprendimento, nonché per insegnamenti speciali e attività integrative o
complementari previste dalla legislazione vigente,
C.M. 207 del 16/7/1986 sulla "Scolarizzazione degli alunni zingari e
nomadi nella scuola materna, elementare e secondaria di 1¡ grado.
La circolare costituisce un documento fondamentale nel processo di
integrazione dei bambini zingari essa chiarisce inequivocabilmente, il diritto
dei bambini zingari ad entrare nella scuola di Stato, anche se stranieri non
residenti.
Nella circolare vengono affrontate:
· Questioni di principio inerenti la necessità di
"attuare la piena scolarizzazione degli interessati" tenendo conto
delle loro esigenze, rispettando la loro cultura, accogliendo le loro
richieste di iscrizione.
· Questioni organizzative inerenti il riconoscimento
della situazione di svantaggio degli alunni zingari e nomadi e la conseguente
necessità di programmare itinerari didattici flessibili in grado di
"garantire l'apprendimento in situazioni scolastiche molteplici e
diversificate". Pur abrogando formalmente la convenzione con l'Opera
Nomadi riguardo l'assegnazione degli insegnanti di sostegno, (la
Convenzione stipulata 1965 con l'istituzione di alcune classi speciali per
bambini zingari, poi trasformate in classi ponte)la circolare rileva la
necessità di assegnare su progetto alle scuole interessate il fabbisogno di
insegnanti aggiuntivi provvisti di idonea preparazione (Ente preposto, in
convenzione con il ministero della Pubblica istruzione per la formazione degli
insegnanti fu l'Opera Nomadi), utilizzando i titolari dei posti DOA, e le
insegnanti per le attività dell'art.1 legge 820 incaricate di svolgere
attività didattico - educative. La circolare suggerisce quindi la
possibilità di presentare progetti che prevedano l'utilizzazione di
insegnanti.
· Aspetti funzionali riguardanti: l'organizzazione
del servizio scolastico e l'aggiornamento dei docenti.
II ministero della Pubblica istruzione, revocando ogni precedente delega,
assume tutte le responsabilità riguardo all'integrazione, per cui si impegna
ad operare in prima persona, coinvolgendo Provveditorati ed Enti locali
affinché forniscano personale, strutture e collaborazione alle scuole
interessate.
La circolare sottolinea l'importante concetto della bilateralità dell'obbligo
scolastico, secondo il quale al dovere dei bambini di frequentare la scuola
corrisponde il dovere dell'istituzione di attrezzarsi per fornire ii miglior
servizio possibile nel rispetto delta diversità culturale.
Nel 1988 l'Opera Nomadi ha condotto un'indagine a carattere nazionale
sull'effettiva attuazione della C.M. 207/86, Essa è risultata in gran parte
inattuata. Scuole, amministrazioni comunali, provveditorati coinvolti
nell'indagine ne indicano le parti più valide, sottolineano le carenze di
attuazione, suggeriscono integrazioni e modifiche.
I risultati dell'indagine sono presentati al Ministro della Pubblica
istruzione, insieme a una serie di proposte per l'aggiornamento,
qualificazione professionale, organizzazione scolastica, sperimentazione
L'incontro, pur cordiale, rimane privo di effetti pratici, anche per il
continuo avvicendarsi di responsabili diversi a Viale Trastevere.
Le organizzazioni di volontariato continuano, in diversa maniera, a seguire il
problema, curando i rapporti scuola - campi sosta - strutture sanitarie -
pubblica sicurezza.
1991. La relazione Massano/Cumino. A cinque anni di distanza
dall'uscita della Circolare 207, l'Opera Nomadi, nel tentativo di recuperarne
lo spirito e la pratica volontà di attuazione, presenta di nuovo al Ministero
una relazione ufficiale in cui si dichiara:
"Tale circolare, primo atto formale di assunzione diretta da parte dello
Stato della problematica della presenza dei minori zingari nella scuola di
tutti, non ha sostanzialmente risolto, per quanto riguarda i nomadi, il
problema dell'inadempienza dell'obbligo scolastico".
La relazione Massano/Cumino
La relazione Massano/Cumino un ampio e articolato programma di intervento
incentrato su:
· innovazione scolastica e presenza di alunni
stranieri
· possibile contributo dell'Opera Nomadi
nell'affrontare complessivamente la questione zingara attraverso:
· la ricerca azione
· i Centri di documentazione
· consulenza e coordinamento.
Nella relazione vengono fatte inoltre alcune considerazioni:
· la circ. 207 ha rappresentato un'occasione
fondamentale di orientamento culturale e pedagogico in merito alle questioni
di principio (bilateralità dell'obbligo scolastico, diversità della
cultura e dei bisogni educativi, valorizzazione della libera scelta,
superamento delle difficoltà burocratiche e delle diffidenze);
· ha rappresentato uno stimolo fecondo alla
ricerca di forme organizzative e didattiche capaci di impedire che la
diversità si trasformasse in disuguaglianza, e quindi rispondenti a criteri
di flessibilità e di variabilità individuale;
· ha permesso la sperimentazione e l'innovazione
educativa (art.14, L.270/82 - art. 3/419 del '74);
· ha costituito l'elaborazione base per poter
affrontare negli anni successivi problematiche relative alla integrazione
scolastica dei minori extracomunitari.
E' peraltro doveroso evidenziare come tutto ciò che si è mosso nella
linea della sperimentazione educativa e strutturale non abbia trovato, a
livello nazionale, luoghi e occasioni di sintesi teorica e di valutazione
produttiva.
La ricchezza delle esperienze, la fatica e la passione magistrale spesso non
sono riuscite a superare i cancelli dei singoli istituti e a rendere positive
le reali situazioni di accoglienza dei minori nomadi e transitanti verso altre
realtà scolastiche. Molti degli elementi contenuti nella circolare n. 207/86
sono stati di fatto disattesi. Ci riferiamo:
· alla istituzione presso i Provveditorati
scolastici di luoghi di competenze specifiche
· alla stipula di intese con gli enti locali
interessati
· a forme di collegamento con gli altri livelli
scolastici
· alla ricerca e pubblicazione dei dati
informativi relativi alle presenze di Nomadi e Zingari a scuola e nel
territorio
· alla informazione dei soggetti circa i servizi
scolastici
· alle iniziative di formazione dei docenti,
individuate dalla circolare 207 come elementi indispensabili per la efficace
attuazione della circolare stessa.
Le caratteristiche di un alunno nomade
(Le informazioni qui riportate sono riprese da Integrazione di alunni
zingari e nomadi in scuole comuni mirate all'interculturalità, prospetto
ex art.3/419. Dir. Did XVIII Circolo Bologna anno scolastico 1991/92).
II bambino zingaro che giunge in prima elementare non ha avuto modo di
sviluppare alcune capacità che noi consideriamo essenziali: il pensiero
legato alla parola, il linguaggio, un certo tipo di motricità. Tutto ciò ha
fatto affermare spesso, in passato, che il bambino zingaro ha un ritardo medio
di due anni rispetto allo sviluppo dei coetanei non zingari. In realtà egli
ha uno sviluppo particolare. Specie nelle famiglie che vivono in un campo
sosta (ma anche chi vive in casa conserva le abitudini antiche), per i primi
due anni il bambino vive quasi costantemente in braccio alla madre, che non si
fida a lasciarlo nella culla (pericolo di topi, incidenti domestici: si
ricordi quante notizie di piccoli bruciati insieme alle roulotte, nei mesi
invernali); né può farlo andare carponi, perché il terreno circostante è
sporco e pericoloso. Il suo sviluppo psicomotorio risulta limitato; ha poche
possibilità di esplorare, manipolare oggetti diversi, fare esperienze, trarre
conclusioni.
La madre, tenendolo in braccio, protegge il bambino dai pericoli e dal freddo;
lo allatta ogni volta che è necessario, a volte fine a tarda età, se non
nasce un altro figlio. Ha quindi una continua interazione col bambino: ma è
un rapporto di tipo fisico, gestuale, rassicurante al livello dei bisogni
primari: cibo, calore e sonno. Lo scambio verbale avviene in romanes, che per
il bambino è la lingua della prima infanzia.
Una stessa parola può voler dire molte cose: la capacità di comprensione del
bambino si indirizza piuttosto verso i gesti, le espressioni, il tono
muscolare, il linguaggio del corpo. Il suo pensiero si organizza per immagini
mentali, legate a oggetti e situazioni, piuttosto che alla loro espressione
verbale. Sviluppa quindi una larga capacità psicologica di intuizione di
stati d'animo, di atteggiamenti. E' capace di sentire se la persona che
ha dinanzi gli è amica od ostile, anche oltre le intenzioni e la buona
volontà delle persone stesse; ma sicuramente non ha la capacità linguistica
di esprimersi, sia perché la lingua parlata dall'insegnante è per lui la
terza o la quarta, dopo il romanes, il dialetto locale, e, se è immigrato di
recente per esempio una lingua slava; sia perché la cultura zingara
privilegia altri linguaggi.
Molti sono gli ostacoli che un alunno di prima elementare deve affrontare per
entrare in comunicazione con l'ambiente; quelli di tipo linguistico e
comunicativo, che abbiamo esaminato, sono solo i più evidenti.
Le caratteristiche di un alunno nomade sono da ascriversi alle sue
abitudini e al suo ambiente. Egli è:
· un bambino libero, perché ha intorno a sé
spazi ampi e poche regole a cui sottostare;
· autosufficiente, perché ha imparato presto a
provvedere a se stesso, ed è quindi, già adulto capace di inventare
strategie per la sopravvivenza (ne consegue la brevità del periodo
infantile - fantastico);
· bisognoso di affetto, per il precoce abbandono a
sé stesso da parte degli adulti. Quando scende dalle braccia della madre,
il bambino spesso resta affidato a sorelle di poco più grandi;
· timoroso ed ansioso verse i non zingari, da cui
è abituato a difendersi.
Inoltre, in genere in casa riceve una continua reinterpretazione di quanto
apprende fuori.
Le difficoltà dell'integrazione
Le difficoltà che un bambino zingaro incontra nell'ambiente scolastico
derivano proprio dalle sue peculiarità:
· il suo essere libero in ampi spazi all'aperto lo
fa sentire costretto nella struttura scolastica (intesa come edificio,
banchi, cattedre...); egli inoltre non è abituato a ricevere ordini e ad
accettare regole delle quali non capisce e non accetta il valore;
· la sua autosufficienza lo porta da una parte ad
avere maggiore stimolo nella creazione dei giochi; nel contempo, gli sono
negati gli stimoli culturali e verbali, che hanno i suoi coetanei;
· è bisognoso di affetto, ma, al tempo stesso, si
rivela estremamente timido ed introverso;
· il suo timore verso i non zingari lo induce ad
essere reticente nel comunicare le proprie esperienze di vita;
· I' uso della lingua materna gli crea maggiori
difficoltà nell'ambito linguistico espressivo per incapacità di
trasposizione e ricezione della lingua italiana;
· presenta labilità di attenzione e memoria.
Capacità particolari
· Lo scolaro nomade rivela notevoli capacità nelle
attività espressive, motorie, grafico-pittoriche, musicali e pratico manuali.
E' particolarmente abile nelle operazioni aritmetiche concrete.
· La sua accettazione, nei confronti della scuola,
dipende dal modo in cui I 'ambiente scolastico lo accoglie. Ciò non significa
solo che egli deve sentirsi tranquillo e ben accetto (cosa essenziale) ma che
deve essere messo in grado di superare le grosse difficoltà di apprendimento
per arrivare a dei risultati concreti di alfabetizzazione, che è ciò che lui
stesso e la sua famiglia si aspettano dalla scuola.
Le difficoltà organizzative
Dal punto di vista burocratico-amministrativo possiamo avere:
Problemi Possibili soluzioni
Iscrizione tardiva: Se la scuola è tradizionalmente interessata dalla
frequenza di alunni zingari, può prevedere il loro arrivo anche senza
comunicazione ufficiale e richiedere risorse in anticipo. Altrimenti può
richiedere risorse aggiuntive agli enti territoriali (Comune, Provveditorato)
e nel frattempo riorganizzare la struttura per I'accoglimento delle domande.
Mancanza di documentazione: Interessare assistenti sociali o volontariato.
Nel frattempo il bambino può essere iscritto provvisoriamente
Mancanza di certificazioni mediche: Accordo con la Usl o il medico
scolastico per il controllo dello stato di salute del bambino zingaro e della
possibilità di inserirlo nella scuola senza problemi igienici per lui e per
gli altri.
Frequenza saltuaria: Indagine sulle cause (mancanza di trasporto, situazione
familiare, viaggio, lavoro minorile, malattia). E' essenziale, a questo
proposito, instaurare un rapporto positivo scuola-famiglia, anche con visita
al campo e contatti informali. Introduzione di un libretto scolastico e
materiali didattici specifici.
Frequenza interrotta: Valutare il periodo in cui il ragazzo ha frequentato.
Indagare sulle cause dell'assenza prolungata. Comunicare alla scuola
successiva, i dati sul programma svolto
La frequenza scolastica
Le difficoltà di cui abbiamo parlato, insieme a problemi concreti legati
al nomadismo e all'ostilità dell'ambiente, tengono lontani molti potenziali
alunni zingari dalle nostre scuole.
Dalle indagini svolte è evidente l'alto tasso dell'evasione dell'obbligo
scolastico. Inoltre, degli alunni iscritti, la maggior parte sono Sinti o Rom
italiani; gli slavi, specie quelli di recente immigrazione, sono quasi del
tutto inadempienti.
Con questi gruppi si è lavorato molto in alcune città dove è più attiva
l'azione di stimolo del volontariato nei confronti dei pubblici poteri (Roma,
Milano, Torino, Emilia, Sardegna).
A Roma, negli anni scorsi è state organizzato con l'aiuto della Regione,
un servizio di collegamento fra campi sosta e scuole che prevedeva la
sensibilizzazione dei genitori zingari, le pratiche di iscrizione, il
trasporto, i rapporti con la scuola, il doposcuola al campo. Durante l'estate,
l'attività continuava nei centri estivi per i piccoli Rom, organizzati dal
Comune.
I risultati
Non sempre una buona frequenza porta a risultati positivi e quindi
all'ammissione dei bambini alla classe successiva, anche alle elementari.
Ciò a volte dipende dal fatto che le famiglie partono per gli spostamenti
estivi in aprile-maggio, facendo perdere al bambino proprio il periodo in cui
avviene la valutazione finale. La scuola considera l'alunno come trasferito e
non lo valuta. La famiglia non lo iscrive ad un'altra scuola, perché si
sposta frequentemente ed ha bisogno di bambini per il lavoro. Quindi nessuno
esprime il giudizio finale.
Non vedendosi richiedere il nulla osta al trasferimento, le scuole di
provenienza per un certo periodo, hanno rinviato i bambini alle prove
suppletive, che si tengono entro la fine di agosto. Ma questo è ancora
periodo di viaggio per i nomadi, che rientrano alla base invernale verso la
fine di ottobre.
Strategie per portare i minori nomadi Rom a scuola
Inseriamo tra queste note un articolo di Secondo Massano, attualmente
presidente onorario dell'Opera Nomadi, su "Romano Lil Scuola" del
settembre 1993 sulle "Strategie messe in atto dall'Opera Nomadi a Roma
per promuovere l'inserimento effettivo dei bambini nomadi a scuola".
" I fatti lamentati da tempo a Roma (estrema precarietà degli
accampamenti, minori impegnati nell'accattonaggio ed in reati contro i
passanti ed il patrimonio, scolarizzazione al minimo storico....) hanno visto
moltiplicarsi da parte della Sezione Opera Nomadi di Roma e del Lazio le
iniziative per la difficile, ma possibile, integrazione scolastica e sociale
dei minori zingari attraverso la scuola come struttura culturale primaria di
accoglienza e di integrazione.
Tutto ciò è stato realizzato in collaborazione con l'ARCI di Roma, con
esperienza nel campo della promozione delle culture diverse, nella prospettiva
di una società multietnica e, nell'ambito di progetto pluriennale a carico
della Ripartizione VIII - Sicurezza Sociale del Comune di Roma mirato a:
· Iniziative rivolte all'informazione ed
all'aggiornamento da proporsi nelle scuole del territorio ove sono inseriti
alunni Rom:
· Seminari da tenersi nelle scuole del territorio
ove sono inseriti alunni Rom;
· Corsi di aggiornamento da proporsi nelle scuole
con la presenza e la consulenza di operatori dell'O.N.;
· Convegni di studio per un pubblico più ampio
con la presenza e la consulenza di specialisti nei campi dell'educazione,
della prevenzione sociale e della giustizia minorile.
· Interventi mirati al sostegno scolastico
aggiuntivo dei minori zingari e all'integrazione nelle scuole:
· attuazione ampia del "diritto allo
studio" con l'istituzione di servizio di trasporto "ad hoc"
per accompagnare gli alunni dei campi alla scuola e viceversa;
· verifica della presenza/frequenza degli alunni;
· controllo idonee strutture igienico-sanitarie
nelle scuole che ospitano alunni zingari;
· presenza di mediatori culturali Rom per i
rapporti scuola - famiglia e viceversa;
· costituzione di gruppi di lavoro con esperti
nelle scuole allo scopo di individuare eventuali problemi di socializzazione
che possono insorgere nei gruppi classe.
· Realizzazione di attività di sostegno e di
animazione in orario extrascolastico:
· Iniziative rivolte alla ricerca di spazi di
comunicazione non rigidamente costretti;
· laboratori di sostegno all'attività didattica
come teatro, pittura, psicomotricità, lingua "romanes"
· attrezzatura di furgoni mobili con
apparecchiature di video - registrazione, proiezione diapositive, ecc. per
animazione nei campi sosta, mirata al recuperodell'identità culturale Rom;
· produzione di materiali utilizzabili per mostre
nel territorio ove esistono insediamenti Rom
Nell'avviare il progetto nel 1992/93 sono state considerate cinque grosse
aree di sosta a Roma e specificatamente:
VI Circoscrizione Prenestino Rom Kanijaria
XI Circoscrizione San Paolo Rom Khorakhané
XV Circoscrizione Muratella-Infernaccio Rom Khorakhané
XIX Circoscrizione S.M.Pietà/ m.Mario Rom Khorakhané
XX Circoscrizione V. Tor di Quinto Rom Kanijaria
A questo impegno si è aggiunto, nell'ambito del Progetto regionale contro
l'evasione dell'obbligo scolastico dei minori rom sul territorio di Roma, il
rafforzato intervento per il 1992/93 di due coordinatori e di tredici
operatori in undici circoscrizioni di Roma scelte tra quelle a maggior rischio
di devianza minorile rom e dove è più alta l'evasione dall'obbligo
scolastico. I dati relativi alla scolarizzazione degli alunni zingari rom nel
1992/93 segnano un progresso, seppur modesto, rispetto al 1991/92 ove nelle
stesse località la scolarizzazione era bassissima se non praticamente
inesistente.
Circoscrizione Località Numero iscritti Numero frequentanti
II Circoscrizione Via Olimpia 19 6
VI Circoscrizione V.Gordiani 28 5
VII Circoscrizione Campo Centocelle 7 7
VIII Circoscrizione Tor Bella Monaca 32 Trasferiti
IX Circoscrizione Arco di Travertino 8 8
XI Circoscrizione Vicolo Savini 39 36 ( 27 nella scuola materna)
XII Circoscrizione Tor di Valle 20 7
XV Circoscrizione Atac 30 12
XVIII Circoscrizione V.Val Cannuta 7 7
IX Circoscrizione Arco di Travertino ------- -----
XX Circoscrizione Tor di Quinto ..... ......
Totali 190 88
Nonostante l'azione di sensibilizzazione svolta dall'Opera Nomadi, dalle
Associazioni di volontariato e dalle assistenti sociali delle Circoscrizioni
nei confronti della popolazione zingara il numero dei bambini zingari che
evade l'obbligo scolastico è ancora notevolmente elevato per
· le scarse motivazioni dei genitori zingari verso
la scolarizzazione dei propri figli;
· l'inadeguatezza e la rigidità delle strutture
scolastiche pubbliche;
· l'inadeguatezza e la rigidità delle
programmazioni e delle carenti risorse in atto;
· la scarsissima frequenza alla scuola materna;
· il trasporto comunale insufficiente.
Sempre mirati all'attività di educazione-aggregazione positiva in funzione
di prevenzione, ricreazione e momento propedeutico verso l'obbligo scolastico
nella scuola pubblica si sono realizzati in Roma nell'estate '93 "Centri
cittadini di vacanza per minori Rom" promossi e finanziati dalla
IX Ripartizione Scuola del Comune di Roma, gestiti dall'O.N. e dagli stessi
capifamiglia Rom impiegati con regolare retribuzione: tutto ciò con
l'articolato contributo della Caritas diocesiana del Settore Est, della
Caritas parrocchiale, dei volontari della Comunità di Torre Spaccata e delle
Parrocchie di zona.
Centinaia di bambini Rom: (abruzzesi delle case di Spinaceto, Porta Furba,
Romanina; Khorakhané dei campi di San Paolo, Magliana, Tor di Valle, Appio -
Tuscolana, Casilino, Tiburtino; Kanijaria di Collatino e Tor di Quinto) hanno
approfittato di un'attività didattico-ricreativa "promozionale"
mediante esperienza di vacanza "interculturale se non
"interetnica".
Il problema dell'identità
Nei primi anni Novanta il progressivo inserimento nella scuola di alunni
provenienti da altre culture - tra i quali i bambini zingari - accese il
dibattito sull'opportunità di una integrazione che non sempre garantiva la
conservazione e lo sviluppo della loro identità culturale. Ci sembra
opportuno riportare in questa sede alcune affermazioni fatte nel 1991 da
Mirella Karpati pedagogista, direttore della rivista di studi zingari
"Lacio Drom" in relazione all'impegno che la scuola deve
assumersi per garantire la riuscita scolastica dei bambini zingari alla pari
con gli altri, ma nel rispetto della loro identità (Zingari e scuola,
in "Tutto scuola", 15/3/91)
"(...) La cultura egemone si è sempre posta, e spesso si pone ancora
nei confronti delle culture minoritarie con intenti colonizzatori (genocidio
culturale) quando non annientatori (genocidio fisico). E questo è accaduto
anche agli zingari, oggetto nella loro storia delle più feroci repressioni,
come pure di reiterati tentativi, programmati anche su vasta scala, di
assimilazione forzata. Ancora oggi non si rinuncia a tendere, sia pure più
sottilmente, all'assimilazione in nome della normalità. Ciò si rileva
nella varie politiche con la cancellazione per esempio del nome zingari (o
Rom, o Sinti come essi stessi si chiamano) che è distintivo di una etnia per
sostituirlo anche in documenti ufficiali con nomadi o popolazioni di
origine nomade; nei servizi sociali messi a loro disposizione per aiutare
dei disadattati sociali a reinserirsi nella scuola dove si isola
il bambino in classe e anche fuori di essa con il maestro di sostegno con la
pretesa di socializzarlo meglio, e dove spesso si misura la riuscita con il
grado di dezingarizzazione dell'alunno. Tutto questo ha fatto sì che
un po' dovunque, in Italia come in tutta Europa ci sia un regresso: uffici
scolastici e insegnanti denunciano le frequenze troppo irregolari, la
dispersione scolastica, l'abbandono precoce della scuola. In realtà le
comunità zingare rinserrano le fila per difendersi da infiltrazioni, sia pure
benevole, che possono mettere in pericolo la loro coesione interna.
Consapevoli che l'analfabetismo, pur avendo una ricca cultura orale comporta
oggi una disuguaglianza sociale diventando all'estremo il marchio d'infamia di
una condizione sociale infima, accettano eventualmente che i loro figli
acquisiscano la strumentalità di base per poi ritirarli dalla scuola nel
timore che i contenuti trasmessi possano mettere in crisi l'assiomatica
interna.
(...) Bruno Morelli, Rom abruzzese, afferma che la scuola deve saper
accettare che i Rom prendano da essa e apprendano solo una parte e non tutto
il programma. Jacques Oehle, Jenische svizzero ribadisce che la scuola deve
insegnare, dare strumenti capacità e conoscenze, ma non educare compito
questo esclusivo della famiglia.
Proprio questa dicotomia fra istruzione ed educazione è chiaro segno della
profonda frattura fra scuola e comunità zingare. In realtà la scuola,
chiamata a trasmettere la cultura della società che l'ha istituita e di
educare i nuovi membri in conformità ad essa, porta necessariamente elementi
di rottura all'interno delle comunità minoritarie con il rischio di provocare
conflitti interegenerazionali oltre che accrescere nei bambini un senso di
ansia, di inferiorità, di emarginazione, che possono sfociare in
aggressività o nel rifiuto di ogni contatto con la classe".
La problematica dell'inserimento dei bambini zingari nella scuola va visto
comunque nel più ampio discorso dei "diversi" e quindi di una
scuola "a misura di bambino" dove qualsiasi alunno deve trovare
elementi validi alla sua maturazione e crescita. In questa ottica è
necessario arrivare alla elaborazione di un metodo pedagogico idoneo al
recupero delle carenze e diversità specifiche. Questo metodo avrà
caratteristiche specifiche per i bambini zingari ma sarà applicabile in tutti
i casi di difficoltà analoghe.
Il documento e' stato reperito sul
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